La Glossolalia e i Cocteau Twins

Una domanda centrale al centro del concetto di Dio è: Dio può essere “conosciuto” in qualsiasi senso significativo della parola?

Ci sono state diverse risposte a questa domanda:

– Dio potrebbe essere conosciuto attraverso i suoi profeti, che hanno trasmesso i suoi desideri (per esempio) agli israeliti.

– Dio potrebbe essere conosciuto attraverso le Scritture di ispirazione divina, che si tratti dell’Antico Testamento, del Nuovo Testamento, del Corano o di altri testi sacri.

– Dio potrebbe essere conosciuto attraverso la chiesa, il suo sacerdozio, i suoi sacramenti e la sua teologia.

– Dio poteva essere conosciuto attraverso i mistici che avevano sperimentato una qualche forma di unione con lui.

In modo simile,

– Dio potrebbe essere conosciuto attraverso un’esperienza di “rinascita” e/o un’esperienza dello Spirito Santo, che potrebbe manifestarsi nella glossolalia o in altri “doni spirituali”.

E infine,

– Dio potrebbe essere conosciuto attraverso la preghiera o la meditazione, metodi potenzialmente accessibili a chiunque.

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Glossolalia :

La glossolalia, dal greco γλώσσα (glossa), lingua e λαλέω (laléo), parlare, indica il “parlare in altre lingue“; più precisamente, per glossolalia si intende: la pronuncia di ciò che può essere o una lingua esistente ma ignota a chi parla[1] (xenoglossia o xenolalia),[2] o le parole di un linguaggio mistico sconosciuto,[1] o semplici vocalizzi e sillabe senza senso;[1] a volte appare come parte di un rito religioso.[1]
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Nel cristianesimo primitivo, fenomeno di cui è possibile trovare precedenti nell’antico profetismo israelita e consistente nella capacità di lodare e pregare Dio con un linguaggio comprensibile solo a quelli in possesso del dono dell’interpretazione (secondo s. Paolo, chi ha il carisma delle lingue «non parla agli uomini ma a Dio; ché nessuno lo comprende, e in spirito egli parla di cose arcane»).
Una ricerca google : “glossolalia teosofia” mi porta ad una pagina del glossario teosofico sul Metatron, il tema non è dei più accessibili e il fascino aumenta !

 

Metatron :

 (Eb.) – Il Cabalistico “Principe delle Facce”, l’Intelligenza della Prima Sephira ed il supposto governatore di Mosè. Il valore numerico del nome è 314, lo stesso della divinità detta “Shaddai”, l’Onnipotente. È anche l’Angelo del mondo di Briah, il primo mondo abitabile, e colui che condusse gli Israeliti attraverso il deserto, perciò è uguale a Jehovah, il “Signore Dio”. Il nome assomiglia alla parola greca metathronon o “vicino al Trono”. Ma assegnando a meta il giusto significato di “oltre, la traduzione più corretta è “colui che sta oltre il Trono”. L’origine del nome, comunque, è dubbia e non si riesce a dare una spiegazione etimologica; si pensa che il nome dovesse restare segreto, o fosse senza significato, o derivi da meditazioni subconsce, o sia il risultato della glossolalia. Le tre derivazioni più accreditate sono : da metator, guida o messaggero, da matara, colui che veglia, e da meta-thronos, colui che sta oltre il trono. Metatron è il Messaggero, il Grande Istruttore, sotto al quale stanno gli Angeli del Terzo Mondo, quello Getziratico. Nello Zohar si dice che Metatron si unì con Shekinah, l’Albero della Conoscenza; per tale motivo Shekinah viene anche chiamata Matroneta, o moglie di Metatron. L’Angelo Metatron ebbe una speciale posizione nella dottrina esoterica dal periodo tannaitico in poi. Il Talmud babilonese, nel quale Metatron è citato solo tre volte, racconta che a Metatron era concesso sedere solo perchè era lo scriba celeste che registrava le buone azioni di Israele. Non era un Dio, ma solo un Angelo, tanto è vero che poteva essere punito. L’epiteto di YHWH minore fu contestato dai Karaiti che lo ritenne una deviazione dal monoteismo. Ma l’epiteto derivava dalla identificazione di Jahoel con Metatron, e quindi dal passaggio degli attributi del primo al secondo. Nella figura di Metatron si sono fuse due tradizioni diverse. Una si riferisce ad un angelo celeste che fu creato con la creazione del mondo, o addirittura prima, e lo rende responsabile dei compiti più elevati nel regno celeste. Secondo questa tradizione, egli assunse molti dei doveri specifici dell’angelo Michael, e ciò rimase valido anche dopo l’identificazione con Jahoel. Un’altra tradizione associa Metatron ad Enoch, che camminò con Dio, ascese al cielo e fu trasmutato da essere umano in angelo. Divenne poi il grande scriba che registra le azioni degli uomini. Ma Metatron non compare in tutta la letteratura ebraica. In certi luoghi della letteratura della Merkabah, Metatron scompare completamente, mentre in altri è citato con nomi segreti. Le sue funzioni sono descritte in modo diverso. Oltre a prestare servizio davanti al trono celeste è anche il servitore dello speciale tabernacolo del Tempio celeste; poi sostituisce Michele quale Principe del Mondo.

Approfondendo la ricerca sul tema della glossolalia ho preso coscienza della vastità di ambiti in cui questo fenomeno religioso e linguistico è presente, decidendo, pertanto, di restringere il campo d’indagine al mondo Cristiano e precisamente al movimento pentecostale carismatico che si sviluppa a partire dal 1900 e presenta una notevole complessità interna.
Nonostante l’intento della mia ricerca sia quello di delineare il fenomeno glossolalico all’interno del movimento pentecostale, esso non può prescindere dal tenere conto anche delle sue origini che affondano le proprie radici nel contesto spiritistico della città di Ginevra nel 1800, grazie al celebre caso della medium Hélène Smith. Durante le sedute al cospetto dello psicologo Flournoy, Hélène Smith sembra esprimersi in sanscrito (presentando un presunto caso, quindi, di xenoglossia) e in lingue da lei inventate durante i suoi viaggi in altri pianeti (è questo il caso del marziano, dell’uraniano e dell’ultramarziano). Il caso di questa medium suscita l’interesse di linguisti come Saussure e Jakobson e apre di fatto il dibattito linguistico sulla glossolalia.
Un passo, a mio avviso, obbligato che ha contraddistinto la mia ricerca, è la lettura dei passi biblici in cui si parla del dono delle lingue. L’episodio della Bibbia, considerato centrale dai pentecostali, è il miracolo avvenuto a Pentecoste in cui i discepoli, grazie alla discesa su di loro dello Spirito Santo, si esprimono in lingue a loro sconosciute. Tale episodio appare fondamentale per lo studio della glossolalia pentecostale, perché tale gruppo religioso fondamentalista considera la Bibbia come la Parola di Dio da seguire in maniera strettamente letterale. Pertanto, l’analisi dei passi biblici è importante, se non indispensabile, per comprendere i principi che stanno alla base di tale movimento, che ha riscosso un enorme successo in seno alla Riforma protestante e che ha raggiunto un elevato grado di complessità interna, tanto da spingermi ad una descrizione quanto più possibile dettagliata, senza pretese di esaustività, della sua organizzazione interna e della sua divisione in numerose denominazioni.Ad occuparsi della glossolalia non sono solamente linguisti ed antropologi, ma anche psicologi e neuropsicologi, in quanto l’argomento rientra nei loro interessi grazie allo studio dei meccanismi cerebrali che vengono attivati durante una vocalizzazione glossica.
Un ulteriore punto di vista dal quale il fenomeno glossolalico viene analizzato è quello socio-economico: si indagano, infatti, le condizioni socio-economiche che i soggetti glossolalici presentano, portando avanti l’ipotesi secondo la quale tale fenomeno si manifesti con più facilità in soggetti più disagiati o al margine della società d’appartenenza.
Non perdendo mai di vista il valore religioso che la glossolalia riveste per i Pentecostali, il mio principale scopo è quello di analizzare le caratteristiche linguistiche del fenomeno e di giungere alla conclusione che esso non possa definirsi una lingua vera e propria perché manca di alcune caratteristiche imprescindibili per potersi definire tale.
Ora perché vi chiederete vi ho raccontato tutte queste cose ? Beh, il gruppo dei Cocteau Twins mi ha sempre affascinato per lo strano modo etereo e mistico di cantare, e a cercare più a fondo ecco cosa salta fuori :

Cocteau Twins

Cocteau Twins sono stati un gruppo musicale scozzese formatosi a Grangemouth nel 1980 e noto per essere stato l’iniziatore del dream pop e dell’ethereal wave.[1] I membri originari erano Elizabeth Fraser (voce), Robin Guthrie (chitarra, drum machine), e Will Heggie, che verrà successivamente rimpiazzato dal poli-strumentista Symon Raymonde.

Sebbene la formazione abbia ricevuto molteplici riconoscimenti favorevoli da parte della critica (la rivista musicale Q ha assegnato loro un premio come band tra le più ispiranti di tutti i tempi[2]), fu Elizabeth Frazer il membro che ottenne l’attenzione maggiore. La sua voce, a volte difficile da decifrare, risente l’influenza della glossolalia. Il recensore di AllMusic Ned Raggett descrisse la sua voce in questo modo: “parte del suo fascino è dovuta al modo in cui crea testi difficili da interpretare e così emotivamente affascinanti”[3].

https://cocteautwins.com/

Glossolalia

La glossolalia, dal greco γλώσσα (glossa), lingua e λαλέω (laléo), parlare, indica il “parlare in altre lingue“; più precisamente, per glossolalia si intende: la pronuncia di ciò che può essere o una lingua esistente ma ignota a chi parla[1] (xenoglossia o xenolalia),[2] o le parole di un linguaggio mistico sconosciuto,[1] o semplici vocalizzi e sillabe senza senso;[1] a volte appare come parte di un rito religioso.[1]

Ad esempio nel Cristianesimo, il “parlare in varie lingue”, o polilalia (termine che in seguito ha assunto il significato di eccessivo parlare), è considerato un dono di Dio per mezzo dello Spirito Santo: come descritto negli Atti degli Apostoli, nella Lettera ai Romani e nella Prima lettera ai Corinzi, è uno dei santi doni dello Spirito dati da Dio ai fedeli, con significative variazioni dal giorno di Pentecoste a oggi. La glossolalia è anche incorporata in altre fedi religiose come componente dell’adorazione.

Contesto e termini

Dal punto di vista del contesto cristiano, glossolalia è un termine scorretto, proveniente dal linguaggio della scienza contemporanea (quindi un neologismo) per descrivere una esperienza religiosa di coscienza fenomenologica, nella quale lo stesso linguaggio umano viene rivelato come completamente scollegato dalla parola, e dove le profondità della comunicazione umana sono rivelate come spirituali—in un modo che è profondo, trasformante, e discordante con la visione del mondo degli scettici e dei realisti (ovvero i “non credenti” in termini religiosi). Nel contesto di questa esperienza di gruppo, il ministero di Pietro era un messaggio di comprensione e fratellanza, che offriva agli ascoltatori una scelta tra speranza e salvezza o incredulità e disperazione.

Punto di vista psicologico

Da un punto di vista psicologico, il primo studio scientifico della glossolalia venne compiuto dallo psicologo svizzero Théodore Flournoy (pubblicò nel 1900 il caso della signora Hélène Smith). Nel 1927, G.B. Cutten pubblicò il libro Speaking with Tongues: Historically and Psychologically Considered, che fu considerato uno standard della letteratura medica per molti anni. Come Emil Kraepelin, psichiatra tedesco, che aveva mostrato nel 1906 l’analogia del linguaggio prodotto durante i sogni e il linguaggio schizofrenico, egli collegò la glossolalia al linguaggio prodotto nella schizofrenia e nella psicosi isterica. Nel 1972, John Kildahl assunse una differente prospettiva psicologica nel suo libro The Psychology of Speaking in Tongues. Egli affermò che la glossolalia non era necessariamente un sintomo di malattia mentale e che i glossolalisti soffrivano di meno per lo stress. Egli osservò comunque che i glossolalisti tendevano ad avere maggior bisogno di figure autoritarie e sembravano avere più crisi nel corso della loro vita. Nicholas Spanos descrisse la glossolalia come un’abilità acquisita, per la quale non è necessaria alcuna trance (Glossolalia as Learned Behavior: An Experimental Demonstration, 1987).

Visione cristiana del parlare in più lingue

Lingue nel Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento, il libro degli Atti degli Apostoli racconta di come “lingue di fuoco” scesero sulle teste degli Apostoli, accompagnate dalla miracolosa capacità di parlare in lingue a loro sconosciute, ma riconoscibili da altre persone presenti come lingue native:

« ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere d’esprimersi. Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua. Erano stupefatti e fuori di sé per lo stupore dicevano: “Costoro che parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno parlare la nostra lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfilia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio.” »   (Atti 2, 4-11)

Il racconto del miracolo di Pentecoste specifica quello che è avvenuto (cioè si trattava di xenoglossia e non, almeno nel complesso, di glossolalia); riferimenti più precisi si hanno nella Prima lettera ai Corinzi, dove l’Apostolo prende posizione verso la glossolalia come era praticata a Corinto. Pur non disapprovandola, e anzi annoverandola tra gli altri “doni dello Spirito” (1 Cor 12, 1-30) egli ne prende prudentemente le distanze con una velata critica e un ammonimento:

« Grazie a Dio, io parlo con il dono delle lingue molto più di tutti voi; ma in assemblea preferisco dire cinque parole con la mia intelligenza per istruire anche gli altri, piuttosto che diecimila parole con il dono delle lingue. Fratelli, non comportatevi da bambini nei giudizi; siate come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto ai giudizi. Sta scritto nella Legge:Parlerò a questo popolo in altre lingue
e con labbra di stranieri,
ma neanche così mi ascolteranno,

dice il Signore. Quindi le lingue non sono un segno per i credenti ma per i non credenti, mentre la profezia non è per i non credenti ma per i credenti. »   (1 Corinzi 14, 18-22)

E conclude con una precisa disposizione:

« Quando si parla con il dono delle lingue, siano in due o al massimo in tre a parlare, e per ordine; uno poi faccia da interprete. Se non vi è chi interpreta, ciascuno di essi taccia nell’assemblea e parli solo a se stesso e a Dio. »   (1 Corinzi 14, 27)

Sembra che lo stesso fenomeno si manifestasse anche a Cesarea:

« Pietro stava ancora dicendo queste cose, quando lo Spirito Santo scese sopra tutti coloro che ascoltavano il discorso. E i fedeli circoncisi, che erano venuti con Pietro, si meravigliavano che anche sopra i pagani si effondesse il dono dello Spirito Santo; li sentivano infatti parlare lingue e glorificare Dio. »   (Atti 10, 44-46)

e ad Efeso:

« Mentre Apollo era a Corinto, Paolo, attraversate le regioni dell’altopiano, giunse a Efeso. Qui trovò alcuni discepoli e disse loro: «Avete ricevuto lo Spirito Santo quando siete venuti alla fede?». Gli risposero: «Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo». Ed egli disse: «Quale battesimo avete ricevuto?». «Il battesimo di Giovanni», risposero. Disse allora Paolo: «Giovanni ha amministrato un battesimo di penitenza, dicendo al popolo di credere in colui che sarebbe venuto dopo di lui, cioè in Gesù». Dopo aver udito questo, si fecero battezzare nel nome del Signore Gesù e, non appena Paolo ebbe imposto loro le mani, scese su di loro lo Spirito Santo e parlavano in lingue e profetavano. Erano in tutto circa dodici uomini. »   (Atti 19, 1-7)

In ogni caso si descrive in termini molto simili una comunicazione, stabilita tra coloro ‘che parlavano in lingue’ e gli uditori, secondo modalità il cui supposto agente doveva essere lo Spirito Santo. È notevole, in tutti i casi in cui viene menzionato il ‘parlare in lingue’, l’implicito rivolgersi a ‘non credenti’ o ‘stranieri’, secondo appunto quanto detto dall’Apostolo: «le lingue non sono un segno per i credenti ma per i non credenti».

Glossolalia cristiana in epoche successive

Fenomeni di glossolalia sono attestati, anche se non vi è certezza al riguardo, in Asia Minore dopo il 155 (con Montano e le sue profetesse). In Francia, i ‘profeti camisardi’, all’epoca delle dragonnades (inizi del XVIII secolo) hanno forse conosciuto momenti in cui parlavano in lingue[3].

Glossolalia cristiana contemporanea

In epoca più recente v’è stato chi ha affermato di avere assistito di persona alla preghiera, alla profezia o al canto in lingue, o di aver sperimentato personalmente il fenomeno. Quest’ultimo ha assunto particolare importanza nel determinare alcuni tratti del movimento pentecostale e del movimento carismatico: la convinzione che i doni degli apostoli continuino a persistere nel mondo moderno forma infatti un punto fondamentale della dottrina pentecostale e carismatica. Alla luce di brani della prima lettera ai Corinzi (14, 2.4-5.15) e della lettera ai Romani (8, 26), entrambi i movimenti ritengono che la glossolalia sia una forma di preghiera più libera e più ispirata perché generata da una particolare condizione di abbandono all’opera dello Spirito Santo.
Nel 1911 a Kristiania, in Norvegia, si tenne il primo Congresso dei «glossolali», ma è stato soprattutto a partire dalla metà degli anni sessanta che il fenomeno ha fatto presa presso altre denominazioni confessionali.
Alcuni cristiani sostengono che questa glossolalia religiosa comprenda, almeno in alcuni casi, una vera e propria lingua ispirata dallo Spirito Santo: espressioni in una lingua sconosciuta sia a chi la parla sia a chi l’ascolta. L’opinione che la glossolalia sia una manifestazione autentica dello Spirito Santo è tenuta in gran considerazione soprattutto nelle denominazioni Evangeliche e Fondamentaliste conservatrici, ma è presente anche nel Cattolicesimo.

In sintesi, i Cristiani carismatici hanno individuato tre diverse attività che caratterizzano la glossolalia.

  • Il “segno delle lingue” si riferisce alla xenoglossia, in cui chi parla comunica in una lingua esistente ma a lui ignota.
  • Il “dono delle lingue” si riferisce alla credenza che lo Spirito Santo talvolta comunichi un messaggio in una lingua “mistica” che non può essere immediatamente capita e richiede interpretazione.
  • La terza attività, “la preghiera nello spirito”, si riferisce al summenzionato caso del “canto in lingue”,[4] quando un credente usa la glossolalia come mezzo di preghiera con vocalizzi, lallazioni, sillabazioni o semplici canti(lene), secondo la “via dell’infanzia spirituale” descritta da Teresa di Lisieux e ancor prima dalla Bibbia (in Romani 8, 26):
«Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili.»

Glossolalia non cristiana

Anche altri gruppi religiosi non cristiani hanno praticato delle forme di glossolalia.

Il primo esempio storico è quello dell’Oracolo di Delfi, dove una sacerdotessa del dio Apollo (chiamata pizia), parlava con suoni strani, ufficialmente perché lo spirito di Apollo parlava in lei; una possibile spiegazione è l’alto livello di gas naturali presenti nelle sorgenti dietro il tempio.

Alcuni testi magici gnostici del periodo romano recano scritte delle lettere senza senso come “t t t t t t t t n n n n n n n n n d d d d d d d…” [senza fonte] ecc. Si ritiene che queste possano essere delle traslitterazioni del tipo di suoni emessi durante la glossolalia.

Nel XIX secolo lo spiritismo si sviluppò in una religione a sé stante, grazie all’opera di Allan Kardec, e il fenomeno fu visto come una delle manifestazioni auto-evidenti degli spiriti. Gli spiritisti sostenevano che alcuni di questi casi erano in realtà casi di xenoglossia (quando si parla in una lingua che non si conosce). Comunque, l’importanza che gli viene attribuita, così come la loro frequenza, sono molto diminuite da allora. Gli spiritisti odierni considerano il fenomeno senza senso, in quanto non trasporta alcun messaggio intelligibile ai presenti.

La glossolalia è stata osservata anche nello sciamanesimo e nella religione Vudù di Haiti; può essere spesso prodotta dall’ingestione di droghe allucinogene o di enteogeni come i funghi psichedelici.

Gli scettici scartano questi casi come semplici episodi di tranceautoipnotismo o estasi. Infatti l’interpretazione dei testi glossolalici è affidata di volta in volta agli adepti del rito in questione che non basano la loro traduzione su regole condivise. Nessun caso di glossolalia ha rivelato a tutt’oggi verità non esprimibili in altre lingue. Da questo dipende lo scetticismo attuale, non solo da parte della scienza, ma anche da parte di tutte le altre religioni diverse da quella del parlante. In musica moderna contemporanea, alcune cantanti di gruppi della scena dark londinese degli anni ’80, appartenenti alla casa discografica 4ad, hanno inciso canzoni in glossolalìa, soprattutto Elisabeth Frazer dei Cocteau Twins e, in alcuni pezzi, Lisa Gerrard dei Dead Can Dance.

Note

  1. ^ Salta a:a b c d Treccani Vocabolario online.
  2. ^ Treccani Vocabolario online.
  3. ^ Maurice Carrez, Glossolalia, in Dizionario delle religioni, a cura di Paul Card. Poupard, Mondadori, Milano 2007; p. 755.
  4. ^ Ricorrenze in Google Libri.

Bibliografia

  • Isaia 28:11 (1 Corinzi 14:21)
  • Marco 16:17
  • Atti 2:4-15
  • Atti 10:44-48
  • Atti 19:2-6
  • Romani 8:26
  • 1 Corinzi 12:8-11
  • 1 Corinzi 12:30
  • 1 Corinzi 13:1
  • 1 Corinzi 14:1-40 (specialmente 14:1-19. 23. 27-28.)
Bibliografia critica
  • Andrej BelyjGlossolalia. Poema sul suono, Milano, Medusa Edizioni, 2006. ISBN 88-7698-033-4
  • Maurice Carrez, Glossolalia, in Dizionario delle religioni, a cura di Paul Card. Poupard, Mondadori, Milano 2007 (ed. orig. 1984); p. 755.
  • Salvatore Cultrera, La glossolalia. Lingua degli angeli o degli uomini?, Roma, Edizioni Paoline, 1979.
  • Théodore FlournoyDalle Indie al pianeta marte. Studio sopra un caso di sonnambulismo con glossolalia, Milano, L. F. Pallestrini & C., 1905.
  • Roberto Giacomelli, Lo strano caso della signora Hélène Smith. Spiritismo, glossolalia e lingue immaginarie, Milano, Libri Scheiwiller, 2006. ISBN 978-88-7644-520-0
  • Fiorenza Lipparini, Parlare in lingue. La glossolalia da san Paolo a Lacan, Roma, Carocci, 2012. ISBN 978-88-430-6311-6
  • Vincenzo Scippa, La glossolalia nel Nuovo Testamento. Ricerca esegetica secondo il metodo storico-critico e analitico-strutturale, Napoli, M. D’Auria, 1982. ISBN non esistente
  • Francis Aloysius Sullivan, Glossolalia. Il parlare in lingue nel Nuovo Testamento e nel rinnovamento dello spirito, Roma, Centro stampa TIPAR, 1977. ISBN non esistente
  • Lorenzo Zanasi, “Glossolalia, il linguaggio dell’ineffabilità”, Protestantesimo, 1, 2003.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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