Orfismo e Section d’Or

… In seguito all’esposizione alla galleria La Boétie (ottobre 1912) accompagnata dalla pubblicazione del trattato Du Cubisme di Metzinger  , Apollinaire segnala « l’écartèlement » (squartamento) del cubismo e la nascita del l’orfismo. Poco tempo dopo, i riferimenti al Rinascimento ed il rifiuto di appartenere ad un gruppo provocano la dipartita di Léger, Delaunay e Duchamp.

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Da notare che Károly Kerényi abitava in via Signore in Croce di fianco all’hotel Ascona …

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Il dio smembrato e l’origine dell’uomo

 

«[…] e Orfeo ha tramandato che Dioniso, nelle cerimonie iniziatiche, fu smembrato dai Titani.»
(Diodoro Siculo, V, 75,4)

Se conveniamo con Pausania[5] il mito dello smembramento di Dioniso risale all’epoca di Pisistrato, quindi al VI secolo a.C. assumendo nel corso del tempo numerose varianti che possono essere riassunte nel seguente racconto: Dioniso (anche Zagreus) nasce dalla relazione tra Zeus e Rea/Demetra/Persefone; la legittima sposa del re degli dèi, Era, decide quindi di ucciderlo e allo scopo invia i Titani[6] che coperti il volto di gesso (γύψος)[7], aggirano la guardia dei kuretes, e ingannando il dio infante con giochi[8] e uno specchio, lo uccidono, con la Tartária mácharia (il coltello infero), smembrandolo[9] e quindi cuocendo dapprima le carni[10] e poi arrostendole allo spiedo[11][12], ma il dio rinasce dopo che Rea ne raccolse le membra dilaniate ricongiungendole[13]. Proclo[14], che lo riferisce a Orfeo, ripreso da Károly Kerényi[15], per il quale il mitologema è direttamente attribuibile a Onomacrito[16], descrive misticamente la suddivisione delle membra del dio in sette parti, con il cuore indiviso (in quanto “essenza indivisibile dell’intelletto”); segue la manducazione[17] e dopo che i Titani hanno mangiato Dioniso interviene Zeus che con la folgore li incenerisce. Dall’αἰθάλη (non quindi dalle ceneri, σποδός, ma dai vapori, quindi dalla fuliggine e poi materia) prodotta dalla carbonizzazione dei Titani, che nel frattempo rientrano nel Tartaro, nasce l’uomo: mescolanza dei Titani e del dio Dioniso frutto del loro banchetto[18].

«Fra le donne dionisiache, le serventi di Dioniso, ma non solo tra loro, si nasconde anche una nemica del dio che si svela e diventa la sua assassina! Tutti gli esseri umani sono così, perché tutti fatti della medesima sostanza dei primi nemici del dio; eppure tutti hanno in sé qualcosa che viene proprio da quel dio, la vita divina indistruttibile.»
(Károly Kerényi, Dioniso… p. 228)

Il motivo del rifiuto della dieta carnea[19], proprio della “vita orfica”, risiede quindi anche nel fatto che solo tale rifiuto impedisce a Persefone, giudice dei trapassati, di rivivere il dramma del figlio sbranato dai Titani di cui gli uomini sono eredi[20], e quindi consente a questi di ottenere dalla dea un giudizio benevolo ovvero l’uscita dalla condizione della rinascita e l’ingresso nella vita beata.[21]

Vi chiederete perché vi ho fatto leggere questo testo sull’Orfismo : 

Section d’Or

La Section d’Or nota anche come Groupe de Puteaux o Gruppo di Puteaux, fu un’associazione di pittori e critici d’arte associati ad un ramo del cubismo noto come orfismo (un termine coniato dal poeta francese Guillaume Apollinaire). Con sede nel sobborgo parigino di Puteaux, fu attiva dal 1912 a circa il 1914, arrivando alla ribalta sulla scia della loro partecipazione al controverso Salon des Indépendants nella primavera del 1911.

Theo van Doesburg. Disegno-locandina per una mostra de ‘La Section d’Or’. c 1920. Inchiostro su carta. 65 × 62,5 cm. Instituut Collectie Nederland

Storia

Il nome del gruppo venne suggerito da Jacques Villon, dopo aver letto una traduzione del 1910 del Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci realizzata da Joséphin Péladan.

(vedi i cugini della Rosacroce)

Péladan attribuiva un grande significato mistico alla sezione aurea (in lingua francese Section d’Or) e ad altre simili configurazioni geometriche. Per Villon, questo simboleggiava la sua fede nell’ordine e nel significato delle proporzioni matematiche, perché rifletteva i modelli e le relazioni presenti in natura.

Il Gruppo adottò questo nome per distinguersi dalla definizione più ristretta del cubismo sviluppata in precedenza da Pablo Picasso e Georges Braque nel quartiere di Montmartre a Parigi.

Il carattere intellettuale dei loro lavori sedusse, nel 1912, l’ortodosso Juan Gris. Egli fu senza dubbio per questi «cubisteurs», con Metzinger e Apollinaire, un agente d’informazioni prezioso sulle pratiche dei Montmartriani. In seguito al rifiuto di un’opera di Marcel Duchamp, Nu descendant un escalier, al Salon de printemps, e spinti dallo scandalo provocato dall’esposizione dei pittori futuristi presso Bernheim Jeune nel febbraio del 1912, decidono di creare un primo salone occupando il vasto spazio della galleria La Boétie nell’ottobre del 1912 per rivelare le nuove direttive del movimento, esposizione accompagnata dalla pubblicazione del trattato Du Cubisme di Metzinger e Gleizes.[1]. Oltre i fondatori, l’esposizione riunì Alexander ArchipenkoAndré LhoteRoger de la FresnayeLouis MarcoussisFrancis Picabia e Félix TobeenRobert Delaunay, preoccupato di evitare le etichette, non espose nessuna opera. Pur risentendo dell’influenza di Montmartre, le opere presentate si distinguevano per i colori, il dinamismo e la simultaneità all’origine della quale si trova Sonia Delaunay che la svilupperà con Robert Delaunay in pittura, moda e arti decorative. In seguito a questa esposizione, Apollinaire segnala « l’écartèlement » (squartamento) del cubismo e la nascita del l’orfismo. Poco tempo dopo, i riferimenti al Rinascimento ed il rifiuto di appartenere ad un gruppo provocano la dipartita di Léger, Delaunay e Duchamp.

L’inizio della prima guerra mondiale nel 1914, in gran parte concluse le attività del gruppo, che non era mai stato molto più di una libera associazione.

Membri importanti

Note

^ estratto da Cubism 1912, visionato il 6 aprile 2009

Bibliografia

  • Alfred H. Barr, Jr., Cubism and Abstract Art, New York: Museum of Modern Art, 1936.
  • John Cauman, Inheriting Cubism: The Impact of Cubism on American Art, 1909-1936, New York, Hollis Taggart Galleries, 2001, ISBN 0-9705723-4-4.
  • Douglas Cooper, The Cubist Epoch, London, Phaidon in association with the Los Angeles County Museum of Art & the Metropolitan Museum of Art, 1970, ISBN 0875870414.
  • John Golding, Cubism: A History and an Analysis, 1907-1914, New York: Wittenborn, 1959.
  • John RichardsonA Life Of Picasso, The Cubist Rebel 1907-1916. New York: Alfred A. Knopf, 1991. ISBN 978-0-307-26665-1

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